I Centri di Igiene Mentale

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1965-1978: il movimento anti-manicomiale umbro

I Centri di Igiene Mentale

Prima pagina regolamento dei Centri di Igiene Mentale dell’Amministrazione provinciale di Perugia, 30 luglio 1974

È del febbraio 1970 l’apertura a Perugia del primo Centro di igiene mentale, che sancì, dopo un lungo dibattito, la rinuncia all’Ospedale Psichiatrico come luogo ideale di ogni azione di nuova psichiatria (Scotti, Brutti 1980). In pochi mesi si giunse nell’intera provincia di Perugia alla costituzione di nove Cim, caratterizzati da una pluralità di posizioni teoriche e organizzative che rendevano conto della vivacità e del fermento che contraddistinsero l’intera esperienza.

In breve l’assistenza psichiatrica si trasformò da intramurale a extramurale al 90% e il filtro ai ricoveri diventa ovunque forte e reale (Micheli 1982).

Nel luglio 1974, l’Amministrazione provinciale perugina, per prima in Italia delibera ufficialmente il Regolamento dei Centri di igiene mentale. Un Regolamento scaturito da una serie di Assemblee di consultazione popolare che videro la vasta partecipazione della cittadinanza in molti comuni della regione.

Un anno più tardi, a testimonianza dell’attività svolta dai Cim e dell’intera esperienza anti-manicomiale umbra, verrà presentato ufficialmente alla Biennale cinematografica di Venezia il film documentario Fortezze vuote, promosso dalla Regione dell’Umbria e dalla Provincia di Perugia e realizzato sotto la direzione di Gianni Serra.

Fortezze vuote: Umbria, una risposta politica alla follia, film documentario di Gianni Serra, 1975

“Abbiamo portato il discorso all’esterno, considerando che il fatto del fenomeno psichiatrico dei soggetti devianti era un fatto in cui la collettività doveva essere pienamente responsabilizzata: il metodo delle assemblee pubbliche, con le quali abbiamo maturato grosse esperienze. Assemblee di riproposta dei malati, di singoli malati, assemblee di dibattito di casi concreti o di discorso generale. Considerando la lotta la lotta contro l’internamento psichiatrico una grande battaglia civile, politica, culturale. Considerando che il problema è soprattutto un problema politico, di coinvolgimento della collettività al fenomeno dei soggetti devianti e considerando anche che l’obiettivo che ci ponevamo e ci poniamo non è tanto l’obiettivo, che già sarebbe una grande conquista, del riadattamento del soggetto alla vita civile quanto del processo liberatorio del soggetto e questo è possibile soltanto in una società che riassorbe certi valori, che riassorbe certi fenomeni e non li espelle e non li relega in istituzioni più o meno umanizzate.” (Intervento di Ilvano Rasimelli alla trasmissione Rai Boomerang, 1970)